Wikipedia

Risultati di ricerca

martedì 10 dicembre 2019


La Vergine del Carmelo con i profeti Elia ed Eliseo e i Santi giovanni Battista, Stefano, Francesco di Assisi e Luca Evangelista
di Filippo Paladini


Il dipinto (firmato e datato sul libro: FILIPPO PALADINI FIORENTINO PINGEBAT 16..4) si trova nella chiesa di Santa Maria La Nova ma è proveniente dalla chiesa del Carmine. E' forse identificabile con quella pregevolissima “tela della Madonna del Carmelo coi santi Simone Stochio, Stefano e l’Evangelista S. Luca del Facciponte”, sita nella chiesa di Maria SS. Annunziata.
Nel dipinto lo spirito è devozionale ed è presente la fedeltà estetica alla cultura dello Studiolo fiorentino, specie attraverso la modulazione plastico-luministica delle figure, di spirito e sensibilità nuova.

Nella risonante dialettica di luce ed ombra delle sue pieghe, in cui chiaramente prevale la luce, così come su tutto prevalgono la fede e la grazia nelle epiche lettere dell’Apostolo di Tarso.

Con probabile riferimento a questa tela vi è un disegno di un noto taccuino siracusano e precisamente una figura virile in piedi con doppio profilo di testa.

Redatto da: Egle Salamone

Fonte: AAVV, La pittura nel nisseno dal XVI al XVIII secolo, Salvatore Sciascia 2001

lunedì 9 dicembre 2019


VINCENZO ROGGERI IN CATTEDRALE



BIOGRAFIA DEL ROGGERI
Vincenzo Roggeri nacque a Caltanissetta nel 1635. Nel 1656 si sposò con Margherita Patrocinio dalla quale ebbe cinque figli. La famiglia del Roggeri apparteneva al ceto abbiente di Caltanissetta, la cui ricchezza derivava dalle numerose commissioni che l’artista riceveva e infatti le sue spoglie furono accolte nelle chiesa di San Domenico. I suoi primi anni furono influenzati dall’artista siciliano Piero D’Asaro ma, successivamente egli approfondì il linguaggio caravaggesco. Roggeri, in particolare, si differenzió per l’originalità delle componenti espressive e tecniche delle sue opere. Nel dettaglio Roggeri nei suoi dipinti si avvaleva di uno spettro cromatico che andava dal rosso al marrone.

In Cattedrale sono conservate alcune sue opere


LA SACRA FAMIGLIA CON SANT’ANNA E SAN GIOACCHINO
Nel quadro in questione è rappresentata la Madonna con in braccio Gesù Bambino; a destra si trova sant’Anna che è intenta di offrire al Bambinello delle ciliegie, mentre a sinistra e a destra rispettivamente troviamo San Giuseppe e San Gioacchino che ammirano la scena. Il dipinto potrebbe collocarsi in una fase dell’artista piuttosto avanzata, dove il suo stile si ispira al naturalismo caravaggesco.

LA LAPIDAZIONE DI SANTO STEFANO
Nella scena è raffigurato santo Stefano che prega in ginocchio, attorniato dalla folla giudea che lo accusa di aver bestemmiato contro Mosè e contro Dio e vuole lapidarlo. In alto al centro è raffigurata la santissima Trinitá circondata da coppie di angeli, uno dei quali regge un ramo di palma come metafora del martirio e della vittoria cristiana sulla morte. Da notare che i diversi soggetti che affollano il dipinto sono raffigurati con grande realismo ed una precisa anatomia dei corpi.

IL MARTIRIO DI SAN LORENZO
San Lorenzo è rappresentato insieme ai suoi carnefici: il primo lo blocca dalle spalle, il secondo a sinistra sta attizzando la brace, il terzo invece lo tormenta con una forcella. In alto a destra, secondo la tradizione agiografica l’imperatore Valeriano che, seduto sullo scranno, assiste al supplizio. Particolarmente suggestivo l’effetto illuministico che pervade la cupa scena notturna, ottenuto dalla concentrazione al centro del dipinto della luce della fiaccola.E' una copia da Tiziano.

IL MARTIRIO DI SAN FELICE
Fonti storiche ricordano che i resti del santo martire verranno omaggiate a Francesco Moncada, il quale provvide a collocarle nella chiesa dei cappuccini di Caltanissetta. Successivamente vennero trasferite nella chiesa di Santa Maria la Nova e collocate nell’altare di una cappella a lui dedicata. Il Santo è collocato al centro ed è inginocchiato in preghiera; raffigurato con i polsi legati da una corda.
A destra della scena un anziano trascina un ariete, simbolo del martirio. Un uomo sul fondo sta per mozzare il capo del santo. In alto a destra una figura su un trono, che sta per dare l’ordine di esecuzione.

SANTA ROSALIA GUIDATA DAGLI ANGELI
Santa Rosalia è rappresentata guidata da due angeli di cui uno le indica la strada per Palermo. In basso, due angioletti reggono ciascuno un crocifisso ed un teschio, un terzo una corona di rose simboli della Santa palermitana.

SANT’ANNA, SAN GIOACCHINO E LA MADONNA BAMBINA
La Santa è rappresentata nell’atto di istruire la vergine bambina; San Gioacchino assiste attento all’indottrinamento della figlioletta. Il trattamento del panneggio e l’uso di accese cromie sono simili a quelli della Santa Apollonia custodita nel museo diocesano.

I SETTE ARCANGELI

La composizione pittorica comprende sette dipinti che ornano la base dell’organo. Vi sono raffigurati sette angeli:
•Salitiele, l’Arcangelo dell’Ordine Sacro, colui che parla con Dio, raffigurato in preghiera.
•Raffaele, l’Arcangelo medico dell’estrema unzione e protettore dei giovani, rappresentato con il giovane Tobia.
•Gabriele, l’Arcangelo degli annunci e del battesimo, raffigurato con la lanterna accesa, lo specchio ed il giglio a tre fiori.
•Michele, l’Arcangelo condottiero, il cui nome significa “chi come Dio?”, rappresentato con spada e lancia.
•Barrachiele, l’Arcangelo del matrimonio, con l’attributo delle rose.
•Uriele, l’Arcangelo della confermazione, con la spada e lo scettro.
•Ieuridiele, l’Arcangelo della penitenza, con la corona e lo scettro.

SANT’ELIGIO

Il Santo fu orafo e palafreniere. Sant’Eligio è stato oggetto di venerazione da parte degli orefici e dei maniscalchi nisseni. Tra il 1811 e il 1880 gli venne dedicata una cappella dove sono collocati sia il dipinto, sia la statua che lo raffigura. E' raffigurato in un affresco nella terza lunetta a sinistra della volta. Posto al centro del dipinto regge con una mano il pastorale; ai lati due angeli gli sorreggono la veste, in alto altri due angeli tengono nelle mani la mitra le tenaglie ed il martello. Nella parte inferiore del dipinto è rappresentato il miracolo della ferratura di un cavallo imbizzarrito.



Realizzato da: Giulia Giardina, Marta Scalzo e Maria Vittoria Gueli


Tratto da AAVV, Vincenzo Roggeri, pittore nisseno del Seicento, Paruzzo 2013



La tela dell'Immacolata e i Santi 
di Guglielmo Borremans

“L’Immacolata e i santi” è un dipinto realizzato a olio su tela da Guglielmo Borremans, che si trova sull’altare maggiore della cattedrale Santa Maria la Nova. Questo rappresenta l’Immacolata fra una schiera di angeli con al di sopra Dio Padre, Cristo e lo Spirito Santo ed in basso gli Apostoli Pietro e Paolo, fondatori della Chiesa cristiana insieme con le minori protettrici della città: S. Orsola, S. Agata e S. Caterina.

Peculiare tratto dell’opera è la presenza nella parte in basso a destra della figura del sacerdote Riccobene, lo stesso committente del ciclo di affreschi della chiesa.

Il dipinto ha sicuramente un’ influenza barocca, che si nota nel movimento indistinto di masse inserite su più piani prospettici. Dal punto di vista cromatico si nota l'uso del "violetto di Marte", caratteristico del pittore.

Redatto da Egle Salamone e Beatrice Di Gregorio

Tratto AAVV, La pittura nel nisseno dal XVI al XVIII secolo, Salvatore Sciascia 2001



La statua di san Michele


Lo storico nisseno Punturo nel suo libro, oltre a narrare delle apparizioni dell'arcagelo in occasione della pestilenza del 1624, descrive la statua del santo che attualmente si situa nella Cattedrale di Santa Maria la Nova. In un passo del suo libro, riporta i documenti e le tradizioni, secondo le quali la prima rappresentava l'angelo custode e solo successivamente venne modificata in San Michele Arcangelo da uno scultore; una leggenda riguardante la testa della statua afferma che essa sia di fattura divina. Per quando riguarda i documenti, la realizzazione della scultura si attribuisce all'artista Stefano Li Volsi di Nicosia. Nel corso dei secoli, la statua ha subito delle modifiche, per quanto riguarda l'intaglio e i colori. La prima modifica fu eseguita dallo scultore Domenico Pugliese nel 1785, il quale pare abbia raschiato completamente la scultura portando alla perdita delle cromie e delle fattezze originali.

Grazie al contributo economico da parte dei cittadini, la statua subì nuovamente una modifica avvenuta per mano dei Biangardi, maestri napoletani. Questi ultimi si dedicarono al restauro dei panneggi e dell'armatura.

Al giorno d'oggi non si può godere della bellezza piena della statua poiché la figura del Santo è da sempre ricoperta da un prezioso mantello rosso in velluto arricchito da ricami dorati.

Redatto da Jamila Pastorello e Giulia Pagano

Tratto da NADIA RIZZO, San Michele Arcangelo nell'arte europea: iconografia della giustizia e pietà popolare, Paruzzo 2005

sabato 7 dicembre 2019

Saul
Tredicesimo arco
Lato sinistro


Il nome Saul significa “desiderato a richiesto”. Viene proclamato e consacrato re di Israele dal profeta Samuele.

Poiché i capi degli Israeliti hanno chiesto a Samuele un re che li governasse, Saul è inviato dal padre Kis a cercare le sue asine che si sono smarrite. Così decide di andare dal profeta Samuele per conoscere come e dove trovarle. Da lui viene quindi consacrato. Samuele dice al popolo di Israele: “Avete visto chi ha scelto il Signore? Non c’è nessuno come lui in tutto il popolo”. Tutti acclamano a gran voce: “Viva il re!”. Divenuto re Saul assedia gli Ammoniti e li sconfigge. Ma i principali nemici di Israele sono i Filistei. Contro di loro Saul ottiene alcuni successi. Nella guerra contro gli Ammoniti il re e i suoi soldati sterminano il popolo, ma risparmiano il re Agag e anche le pecore e i buoi migliori. Per questa sua colpa Dio respinge Saul che, tormentato da uno spirito maligno, diviene sempre più ossessionato per la gelosia e per il sospetto verso Davide. Il conflitto tra Saul e Davide finisce quando Saul, sconfitto in una battaglia contro i Filistei, si uccide con la sua stessa spada.

SAMUELE UNGE SAUL COME RE, LO PRESENTA E LO INCORONA

Saul con un suo servo sono alla ricerca delle asine di Kis, suo padre, che si erano smarrite. Non riuscendo a trovarle, si rivolgono a Samuele, il veggente. Samuele rivela che le asine si sono trovate; il giorno successivo unge Saul con l'olio, consacrandolo capo della tribù di Beniamino.

SAMUELE RIMPROVERA SAUL.

Saul aveva proibito in tutto il suo territorio la pratica di consultare i morti.

Raduna l'esercito per affrontare l'assalto dei Filistei; avendo paura interroga il Signore ma non riceve risposta. Dunque, nonostante la sua disposizione, incarica una donna di interrogare Samuele. Questo appare anche a Saul, che manifesta la sua disperazione per l'attacco da parte dei Filistei e per essere stato abbandonato da Dio e Samuele risponde che era stato abbandonato poiché aveva disobbedito agli ordini del Signore. Terrorizzato da queste parole, Saul cade a terra.

LA MORTE DEL SACERDOTE ELI

Eli è giudice di Israele e sacerdote a Silo.

Predice ad Anna, andata al tempio per avere il dono di un figlio, che la sua preghiera sarà esaudita.

Samuele, frutto della promessa di Eli, viene consacrato al servizio del Signore.

Eli ha novantotto anni quando l’Arca del Signore viene presa dai nemici. Sentito questo cade all'indietro, batte la testa e muore.

SAUL E LA PITONESSA DI ENDOR

L'affresco ricorda l'incontro di Saul, scoraggiato e impaurito per la presenza minacciosa dei Filistei, con la donna di Endor, che interrogava i morti. Saul va ad interrogare la pitonessa di Endor dalla quale si fa chiamare Samuele.

Redatto da Egle Salamone, Gaia Bellavia, Sofia Nalbone, Giulia Russo

Tratto da Rosario Salvaggio, Gli archi della Cattedrale narrano l'Antico Testamento, Paruzzo editore 2007


Davide re

DODICESIMO ARCO 


DAVIDE RIFIUTA IL CIBO PER IL BAMBINO MORIBONDO

Davide pecca di adulterio con Betsabea moglie di Uria. Il profeta Natan gli fa prendere coscienza di queste colpe. Per questo pentimento Natan annunzia il perdono di Dio nei suoi confronti, mentre il bambino nato da Betsabea morirà. Davide prega per la vita del bambino e non mangia nulla. Dopo una settimana il bambino muore e con la morte del bambino Davide riprende a mangiare con grande meraviglia dei servi.


DAVIDE DAL SACERDOTE ABIMELECH, PRESENTE DOEG

Davide è perseguitato da Saul. Gionata è intervenuto per permettere a Davide di andare a Betlem e Saul si infuria contro Gionata: così afferra la lancia e la scaglia per colpirlo. Gionata capisce che deve avvertire Davide. Avvisato da Gionata, Davide va dal sacerdote Abimelech, che dà a Davide i pani consacrati e inoltre gli concede, sotto sua richiesta, la spada di Golia. A questo incontro è presente Doeg, seguace di Saul, il quale riferisce al re dell’incontro. Così Saul manda a chiamare Abimelech e lo accusa di complotto contro di lui e Abimelech si difende dicendo che non sapeva nulla. Saul lo condanna a morte, ma gli ufficiali si rifiutano di uccidere un sacerdote del Signore. Così si fa avanti Doeg che colpisce a morte i sacerdoti. In quel giorno vengono uccisi ottantacinque sacerdoti.

LA MORTE DI ABNER

Abner è il capo delle truppe di Saul. Alla morte di Saul, Abner prende con sé il figlio di quest’ultimo, Is-Baal e lo fa re del regno di Israele, ad eccezione del territorio di Giuda che rimane sotto Davide. Le truppe di Is-Baal, vanno a Gabaon, lo stesso fanno le truppe di Davide guidate da Ioab. Abner propone a Ioab di evitare lo scontro tra i due eserciti, facendo combattere solo due gruppi di giovani. La proposta viene accettata e avviene lo scontro, ma muoiono i giovani di entrambi gli eserciti. Da allora quel luogo è chiamato il “ Campo delle spade”. Dopo l’iniziativa fallita avviene una durissima battaglia dove Abner e i suoi soldati sono sconfitti. Abner riesce a scappare e uccide Asael che lo stava inseguendo. Ioab e Abisai fratelli di Asael vogliono vendicare la morte del fratello. L’occasione giunge quando Abner diventa alleato di Davide. Ioab viene ha sapere dell’incontro fra Davide e Abner, e all’insaputa di Davide, Ioab fa ritornare indietro Abner e lo colpisce al ventre.


DAVIDE ASCOLTA LA REGINA BETSABEA

Questo affresco è uguale a quello dell’arco undicesimo dedicato a Salomone. Betsabea prega Davide di mantenere la promessa che il suo successore sia Salamone al posto di Adonia.


DAVIDE ABBRACCIA ASSALONNE

Assalonne è figlio di Davide. Ha una sorella, Tamar. Amnon è un altro figlio di Davide che si innamora di Tamar, con un sentimento così forte da farlo ammalare. Davide lo va a visitare e fa sì che Tamar vada da lui. Quando la ragazza entra nella stanza Amnon la violenta. Assalonne comincia ad odiare Amnon, perché aveva disonorato la sorella, così organizza una festa per la tosatura dei montoni, e invita anche Davide e Amnon; il primo rifiuta ma manda gli altri. Assalonne ordina di uccidere Amnon. Gli altri fratelli comunicano l’uccisione al padre, Assalonne intanto fugge e si reca dalla nonna materna. Davide è indeciso se richiamarlo o no, ma si fa convincere da un funzionario. Assalonne rimane a Gerusalemme due anni senza vedere il re. Quando finalmente ci riesce, Assalonne si inchina fino a terra e il re lo bacia.


SIMEI LANCIA PIETRE CONTRO DAVIDE IN FUGA

Assalonne non si comporta con gratitudine nei confronti di Davide. Durante i quattro anni in cui rimane alla corte, cerca di preparare una rivolta. Ogni mattina va alla porta di Gerusalemme e, a quanti si recavano per avere fatta giustizia, offre i suoi favori, insinuando che alla corte nessuno avrebbe ascoltato le ragioni. In questo modo si guadagna la simpatia di tutta la gente. Dopo quattro anni Assalonne chiede di andare a Ebron, dove si unisce alla rivolta Achitofel, consigliere di Davide. La congiura monta e Davide, informato che gli Israeliti del Nord parteggiavano per Assalonne, chiama i suoi collaboratori e fugge. Giunti alla città di Beniamino, un certo Simei, si fa avanti per maledire Davide e lancia sassi. I soldati avrebbero voluto uccidere Simei, ma Davide dice:” Quest’uomo mi maledice perché così vuole il Signore.” Davide e i suoi continuano il viaggio.

MORTE DI ASSALONNE

Assalonne vuole liberarsi di Davide per diventare re. Anche Davide si prepara ad affrontarlo, ma  non partecipa alla battaglia. Dà quest’ordine:”Per rispetto a me non fate del male al giovane Assalonne.” L’esercito di Assalonne viene sconfitto; lo stesso Assalonne è circondato da alcuni soldati di Davide. Assalonne muore per mano di Ioab.


ACHITOFEL CONSIGLIA ASSALONNE

Achitofel era uno dei consiglieri di Davide, famoso per la sua saggezza. Si rivela, però,  infedele, e diventa il principale consigliere di Assalonne. Volendo aiutare quest’ultimo a liberarsi di Davide, dà questo consiglio:” Sceglierò dodici uomini e andrò all'inseguimento di Davide, lui avrà paura e i suoi uomini scapperanno, ma ucciderò solo lui.” Il consiglio sembra buono, ma Assalonne vuole confrontarlo con quello di Cusai. La proposta di Cusai è giudicata migliore e a causa di questo Achitofel torna nella sua città e si impicca.


Tratto da Rosario Salvaggio, Gli archi della Cattedrale narrano l'Antico Testamento, Paruzzo editore 2007


Rielaborato da
Marta Scalzo, Giulia Giardina e Maria Vittoria Gueli






Giobbe

NONO ARCO
LATO SINISTRO
          
Giobbe è un uomo onesto e giusto, rifiuta il male perché rispetta Dio, ha 10 figli e possiede numerosissimi buoi, cammelli ed asine. 
Il suo benessere e la sua serenità vengono distrutte gradualmente per intervento di Satana e con il consenso di Dio. Prima viene depredato dai suoi averi, in seguito Giobbe stesso viene colpito da Satana dalla testa ai piedi con una terribile malattia. 
Nonostante la moglie lo abbia criticato e lo abbia invitato a a ribellarsi a Dio e alla sua bontà, egli non  pronuncia alcuna imprecazione. 
Tre amici di Giobbe credono che le sofferenze e le malattie siano sempre la punizione di una colpa commessa, per questo accusa Giobbe di essere colpevole, ma quest'ultimo sostiene di essere innocente e di non  considerare le sue sofferenze come punizioni di Dio. 
Giobbe essendo convinto della propria innocenza, stanco delle umiliazioni ricevute, chiede a Dio di morire. Dunque interviene direttamente Dio, il quale invece di dare risposte dirette al problema, fa delle domande a Giobbe, che non sa come rispondere. 
Giobbe riconosce il suo errore, ha preteso spiegazioni da Dio senza sapere che fosse realmente.
Dio, infine, disapprova gli amici di Giobbe per quello che hanno detto a Giobbe e su Giobbe e li invita da Giobbe perché mediante la preghiera ottenga il perdono delle loro colpe. 
Giobbe prega per loro e dopo la preghiera viene liberato dalla malattia, infine quest'ultimo muore dopo una lunga e felice vecchiaia.

Riquadri

-1 Giobbe visitato da tre amici che lo accusano di essere peccatore Giobbe 
-2 Giobbe percorso e afflitto da Satana 
-3 Giobbe depredato sai suoi beni 
-4 Un servo annuncia a Giobbe la morte dei figli
-5 Giobbe sul letamaio
-6 La moglie di Giobbe lo insulta e lo invita a ribellarsi a Dio
-7 Giobbe reintegrato nella situazione di benessere

Redatto da Esther Fiandaca

Fonte: Rosario Salvaggio, La cattedrale di Caltanissetta, Paruzzo 2001